libere proposte per conoscere più intimamente Dio
Il “Padre nostro”
La preghiera del “Padre nostro” è il modello di ogni preghiera cristiana e suo criterio di giudizio.
Il cristiano deve rivolgersi a Dio anche con altre parole, affinché la sua preghiera sia più personale, più sentita e più vera, senza mai, però, contraddire o ignorare questa fondamentale preghiera.
Nel brano evangelico di Luca 11: 1 - 13, possiamo rilevare nove frasi
che propongo alla vostra riflessione:
1. Signore, insegnaci a pregare
2. Quando pregate, dite.
3. Dio è Padre.
4. Padre che è nei cieli.
5. Sia santificato il suo nome.
6. Venga il suo regno.
7. Chiedete e vi sarà dato.
8. 8. Ci venga dato oggi
il nostro pane quotidiano.
9. Il Padre vostro celeste
darà lo Spirito Santo
a coloro che glielo chiedono.
1. Insegnaci a pregare
Il bene ha in sé una straordinaria forza comunicativa.
I discepoli, notando l’incanto e la pace che trasparivano in Gesù, raccolto in preghiera, vengono conquistati da questa forza meravigliosa e chiedono al Maestro d’insegnare loro a pregare.
2. Quando pregate, dite
Gesù non fa un discorso sulla preghiera; propone molto concretamente una preghiera: breve, lineare e, allo stesso tempo, densa di contenuto e suggestiva.
3. Dio è Padre
La grande rivelazione che Dio è Padre, viene evocata dalla invocazione con cui la preghiera inizia.
In molte religioni Dio viene invocato come “Padre”. Spesso la somma divinità è considerata come “padre degli dei e degli uomini”.
Presso Israele, Iddio è chiamato Padre, in quanto Creatore del mondo (Deuteronomio 32: 6; Malachia 2: 10).
Ancor più Dio è Padre in forza dell’alleanza e del dono della legge fatto ad Israele, suo “figlio primogenito” (Esodo 4: 22).
In modo del tutto particolare Egli è “il Padre dei poveri, dell’orfano, della vedova”, i quali sono sotto la sua protezione amorosa (Salmo 68: 5).
Nella Cristianità l’appellativo di Dio più comune e frequente è Padre. Nessuno è Padre quanto Dio.
Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti:
a. Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente.
b. Dio è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli.
Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità, la quale indica ancora meglio l’intimità tra Dio e la sua creatura. (cfr. Isaia 66: 13; Sl 131: 2).
[Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori, che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio].
L’esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità.
Conviene, pertanto, ricordare che Dio trascende la paternità e la maternità umane, pur essendone l’origine e il modello: Nessuno è padre quanto Dio.
Gesù ha rivelato che Dio è Padre anche in relazione a se stesso: Dio è eternamente Padre in relazione al Figlio suo unigenito, il quale, a sua volta, non è Figlio che in relazione al Padre.
4. Padre che è nei Cieli
Non si tratta, evidentemente, di una collocazione spaziale, Dio è dappertutto. Si vuole sottolineare che Dio domina tutto, in quanto ne è il Creatore.
5. Sia santificato il suo nome
Poiché il Padre è Santo, dotato di ogni perfezione, la sua santità deve essere riconosciuta e proclamata da tutte le creature.
Il “Santo”, nel suo carattere primordiale, è ciò che è necessario ed estremamente libero al contempo, anche nei nostri riguardi:
Necessario, in quanto soltanto il ricorso al “Santo” può garantire il senso dell’esistenza e del mondo in generale.
Libero, in quanto la salvezza non può essere oggetto di esigenza nell’uomo, nessun uomo è costretto a salvarsi. Nondimeno la salvezza può essere desiderata e sperata per grazia. Essa è opera del “Santo”, in quanto sacro fondamento dell’essere.
L’Antico Testamento vede la santità di Dio come un intervento esercitato nella storia del suo popolo, per sé destinato alla salvezza.
Il Santo d’Israele è Ihwh, in quanto fa di questo popolo, il suo popolo, inserito sì nella storia, ma da essa separato, poiché appartiene al Sacro.
Il Nuovo Testamento si attiene al linguaggio dell’Antico, ponendo, però, la distinzione fondamentale che la salvezza definitiva è data unicamente in Gesù, il Santo di Dio.
Ne consegue che resta vero l’assioma che il Santo di Ihwh è Israele, ma da Israele e in Israele doveva sorgere il Cristo.
6. Venga il suo regno
Il Padre è re. Si invoca la manifestazione su tutti del regno di Dio, che si realizza nel compiere “la sua volontà come in Cielo così in terra”.
Appartenere al regno del Padre è possedere la salvezza, che si estende a tutti gli aspetti della nostra vita, fino alle esigenze più profonde:
Il Padre ci purifichi e ci renda nuovi, perdonando i nostri peccati, e dandoci la forza per superare le tentazioni.
C’è però una condizione per chiedere il perdono di Dio, c’impegniamo a estendere il perdono a tutti quelli che ci hanno danneggiato:
perdonati, perdoniamo.
7. Chiedete e vi sarà dato
Un atteggiamento fondamentale che dobbiamo avere nella preghiera è la perseveranza.
L’insistenza nel chiedere mostra che crediamo nella bontà del Padre, accresce la nostra fede e purifica la nostra richiesta.
8. Ci venga dato, oggi, il nostro pane quotidiano
Chiediamo nella preghiera del “Padre nostro”, propostaci da Gesù, il pane materiale, importantissimo, lo sanno le migliaia di persone che stanno morendo di fame. Quale sciagura!
Pensarci, ci dovrebbe impedire di cantare i nostri inni, ci dice il poeta Quasimodo in una sua poesia, che fa da eco ad un antico salmo che poi citeremo:
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio,
al lamento d'agnello di fanciulli,
all'urlo nero della madre che andava
incontro al figlio crocifisso sul palo... ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
(Quasimodo - Alle fronde dei salici).
Il dolore non è mai in una dimensione privata, individuale.
Anche, se noi, nel nostro egoismo, lo confiniamo il più possibile lontano e lasciamo che ognuno pianga i propri morti e le proprie sciagure.
Il dolore, infatti, è diventato dopo il peccato una condizione oggettiva e collettiva; il dolore è nelle cose, negli animali, nelle persone, nelle città distrutte e in quelle che si costruiscono. L'uomo sensibile non può estraniarsi dal dolore, isolarsi nei dolci sentieri dell'interiorità; l'uomo religioso deve trascinare sulle sue spalle il peso del faticoso dramma della storia.
L'agnello, simbolo di purezza e del Cristo, è accostato dal poeta ai fanciulli - al lamento d'agnello di fanciulli - per accentuare la crudeltà disumana delle sofferenze, che colpiscono chi è innocente ed indifeso.
Più di duemilacinquecento anni fa, gli ebrei, deportati schiavi in Babilonia, smisero di accompagnare col suono delle cetre le preghiere ed i canti ed appesero ai rami dei salici le loro cetre in segno di lutto:
"Là, presso i fiumi di Babilonia,
sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion.
Ai salici delle sponde avevamo appeso le nostre cetre.
Là, ci chiedevano delle canzoni
quelli che ci avevano deportati,
dei canti di gioia, quelli che ci opprimevano,
dicendo: Cantateci canzoni di Sion!
Come potremmo cantare i canti del Signore
in terra straniera?" (Salmo 137: 1 - 4).
Il silenzio del canto e della poesia è, pertanto, segno di pietà e di rispetto per chi soffre, è voto, offerto a Dio, è protesta contro le atrocità, commesse e che si continuano a commettere.
Noi, però, oggi, in un mondo, diventato villaggio, continuiamo a suonare i nostri strumenti, lasciando che il povero diventi più povero e le nostre strade sempre più lastricate di cadaveri, morti di fame!
9. “Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo
a coloro che glielo chiedono”
Dopo il dono del pane materiale, ma forse, prima, per ricevere la forza di denunciare ogni ingiustizia, di vincere il male, dobbiamo chiedere a Dio un altro pane, il dono dello Spirito Santo.
Creati liberi, ad immagine di Dio, abbiamo bisogno di questo Spirito divino, per vivere pienamente e felicemente, al 100% la nostra esistenza di uomini e di donne.
I profeti e i poeti del nostro mondo devono cercare di ricomporre i frammenti di una umanità e di una civiltà offese e distrutte dalla violenza e dalla sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
C’è una speranza: che dopo tanto orrore, possano nascere o rinascere uomini e donne nuovi, capaci di rendere più vivibile questo nostro mondo. Uomini e donne, conquistati dallo Spirito Santo di Dio.
L’esempio di Gesù
· Gesù, Tu sei l’uomo della preghiera. Tu sei “Preghiera”.
· Gesù, tu pregavi in luoghi solitari, a lungo, con grande intensità.
Gli apostoli, affascinati, ti chiedono di insegnare loro a pregare.
Fa che noi impariamo a pregare, contemplando Te in preghiera.
· Gesù, grazie per averci donato il “Padre nostro”, modello
di ogni nostra preghiera.
Concedici di penetrare sempre più a fondo nella comprensione
di questa preghiera, perché sia guida luminosa nel nostro dialogo
con il Padre.
· Tu annunci con forza che Dio è il Padre buono,
che ascolta sempre la nostra preghiera.
Aiutaci a comprendere che, con il dono dello Spirito Santo,
Egli immette in noi una nuova straordinaria energia,
per vincere… e realizzare l’uomo perfetto,
che viva nella sua gioia e nel suo amore. Amen