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libere proposte per conoscere più intimamente Dio

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LA CONTEMPLAZIONE

La  Contemplazione

 

Il termine contemplazione richiama immediatamente l’idea della bellezza e della elevazione spirituale.

 

Tutti abbiamo fatto l’esperienza di un intenso momento contemplativo davanti ai colori dell’aurora o al fulgore pieno   di luci di un tramonto, davanti alla notte stellata sul mare con riflessi resi vivi   dal tremolare delle onde oppure su in alto nel silenzio, a volte spettrale, di montagne, che sembrano invadere lo spazio invece sono lo spazio.

Sono esperienze che non si possono ridire, ma restano indimenticabili, perché segnano profondamente lo spirito.

 

Dunque, che cos’è, la contemplazione?

                                                 È mettere gli occhi su una realtà che attrae.

 

L’uomo, si esprimevano antichi pensatori, ha bisogno della consolazione della bellezza.

 

Tutta la bellezza disseminata nel cosmo è per noi oggetto di contemplazione e fonte di gioia. Basta, a volte, semplicemente un piccolo fiore, un uccellino, un granellino di sabbia, un cristallo di neve, una goccia di rugiada in bilico su una tremolante foglia.

 

Ognuno ha nel suo intimo una propria bellezza che lo coinvolge:

 

L’astronomocontempla gli immensi spazi, in cui si muovono armoniosamente miriadi di stelle, il contadino il suo campo di frumento che germoglia, la madre il volto del suo bambino e il bambino il sorriso della mamma, in cui legge protezione, sicurezza ed amore.

 

La contemplazione, lo sappiamo, non si limita alla sfera naturale: questa è soltanto un riflesso di quella bellezza soprannaturale, che, contemplandola, ci permette di raggiungere la pienezza della beatitudine.

 

Nella spiritualità, l’oggetto della contemplazione è Dio stesso o meglio il mistero di Dio

nella misura in cui si rivela all’uomo, il quale fissa nella Divinità il suo sguardo interiore.

Il linguaggio contemplativo si caratterizza per la sua straordinaria concisione, in quanto non è discorsivo, ma intuitivo come l’amore.

 

                             Davanti alla gloria di Dio, Dante, al quale certamente non mancavano le parole,

                             si sente impotente a proseguire: “A l’alta fantasia qui mancò possa”.

 

                             Tagore, afferrato dall’incanto della divina presenza,

                              non fa che ripetere senza fine: “Voglio Te, Te solo!

 

                              Francesco prega: Mio Dio, mio Tutto”.  

 

                              Ungaretti, nella stagione più felice della sua poesia,

                              esclama: M’illumino d’Immenso”.

 

 

               Gli sguardi di coloro che contemplano – occhi di poeti, di mistici, di artisti, di bambini –

               si incontrano là dove risplende la fonte della bellezza e dell’amore.

 

Per essere oggetto di contemplazione la bellezza deve coincidere con la bontà e con l’amore, altrimenti non tocca il cuore, non affascina, non consola, non dà gioia.

Ecco, proprio qui, si trova il segreto della contemplazione cristiana. Essa ha come oggetto il mistero ineffabile dell’Amore e della Bontà che è Dio stesso,  il quale si rivela agli uomini, non solo attraverso la Creazione ma direttamente nella persona del Figlio, che, incarnandosi e morendo, si rivela come: “Luce gioiosa della gloria, della bontà e dell’amore del Padre”.

 

Perché l’uomo guarda Dio?

Perché cerca il suo volto?

                           Perché dalla contemplazione della divinità l’uomo trae illuminazione e nutrimento spirituale.

                           “Da chi andremo che abbia parole [e realtà] di vita eterna?”

 

Sintetizzando,  possiamo quindi affermare che

 

                           La contemplazione cristiana è spingere il nostro sguardo nel mistero,

                           che è Dio, nella ricerca di un rapporto sempre più intimo con Lui.

 

La contemplazione come tutte le cose finite, ha una sua origine, un punto di partenza, un inizio: esso è il riconoscimento da parte dell’uomo del suo stato creaturale [un essere, che dall’eternità è stato pensato ed amato da Dio, nell’ambito di quel circuito di vita e di amore, che è la Trinità].

 

Si può immaginare una realtà, una dignità più grande di questa?

 

                Il Padre mi pensa.

           Il Figlio mi ama e fa scendere fino a me l’amore del Padre.

           Padre e Figlio vogliono da me glorificazione,      

           di essere riamati in quello stesso Amore,

           che lega dall’eternità il Padre al Figlio e il Figlio al Padre:

           Amore, Spirito di Dio, Spirito Santo, Paracleto, Consolatore,

           che starà con noi fino al termine dell’età presente.

 

Ora domandiamoci con sincerità: Come questo pizzico di esistenza creata, che è l’uomo, può assomigliare a Dio; è in grado di partecipare alla vita di Dio?

 

Lo fa nell’eterno Figlio, incarnato, umanizzato.

Il vero prototipo dell’umanità è Lui: Gesù.

 

“Il Primogenito di ogni creatura”

 

E noi in Lui assomigliamo al Padre, in Lui amiamo il Padre, in Lui siamo nel Padre.

 

°°°°°°°°°°°°°°°°

Un giorno un Bambino si trovava in una drogheria, quando scorge un gran sacco di caramelle, non riesce a vincere la sua voglia e, cercando di non farsi vedere, prende una caramella e la nasconde nel concavo della mano.

Il droghiere lo vede e, sorridendo, gli dice: “Prendi tutte quelle caramelle che ti stanno in mano”.

Il bambino lo guarda con i suoi grandi occhi: “Oh…allora prendile tu per me”.

Il droghiere sorpreso: “Perché?”

“Perché tu hai la mano più grande!”

                                                               °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

A volte anche a noi, come a quel bambino, ci viene la voglia di prendere una caramella, abbiamo la nostalgia di contemplare il nostro Creatore, lo facciamo quasi nascondendoci non solo dagli altri ma anche da noi stessi.

Come conciliare un atteggiamento contemplativo con la vita di oggi, della persona comune, che lavora, che studia, che vive in famiglia?

Vorrei dire che, ad esempio, quando la mattina usciamo di casa per andare a lavorare, dovremmo saperci porre questa domanda: “Perché vado a lavorare?”. E rispondere nel senso ultimo del perché vado a lavorare: Perché Iddio mi ha affidato questo compito”.

 

Questo è un atteggiamento da contemplativo; per cui anche il lavoro in un certo senso più noioso, più ripetitivo, forse, ai nostri occhi, banale, acquista un suo profilo di contemplazione proprio per la motivazione fondamentale, che regge il mio muovermi verso quel lavoro, che le circostanze della vita m’hanno offerto, e nel quale io leggo la volontà di Dio.

 

 

Gesù, alla domanda degli apostoli d’insegnar loro a pregare, rispose:

                 “Quando pregherete, direte così:

                 Padre nostro, sia santificato (glorificato) il tuo nome,

 

Questa espressione significa che si faccia in me la coscienza, una profonda convinzione, che il fine per il quale io vivo è di dare gloria a Dio.

 

                 Venga il tuo regno

 

Che il fine per il quale vivo è che io riesca ad entrare quanto più profondamente possibile in quell’amore che mi ha generato e che tende a possedermi tutto.

 

                  Sia fatta la tua volontà

 

Questa è la via attraverso la quale è glorificato il nome di Dio ed è reso possibile in noi il suo Regno. Il Regno di Dio, infatti, non è che questo: lasciarsi afferrare dal suo amore, fare in modo che ogni nostro atto sia risposta d’amore all’Amore con cui si è amati.

 

 

Contemplare è prendere totale coscienza di essere creature di Dio: dipendere fiduciosi dalla sua bontà e dal suo amore.

 

La prima via per renderci consapevoli del nostro essere creature è la via della Parola, cioè la riflessione, la meditazione, l’ascolto attento e penetrante della Parola di Dio, che ci conduce a pensare come pensa Dio, a volere come vuole Dio, ad amare come ama Dio.

Se non conosciamo il suo modo di pensare, di volere, di amare, come facciamo a vivere da figli di Dio?

 

 Ricordiamo il racconto del bambino dal droghiere, ancora ignaro, cerca di prendere una caramellina.

 

“Dammi, o Signore, la possibilità di assaporare

quanto è dolce stare nella tua tenda, nel tuo tabernacolo!”

 

All’invito del droghiere di prendere tutte le caramelle che la sua mano potesse contenere, quel bambino risponde: “prendile tu per me, la tua mano è più grande”.

 

“Parla, tu, Spirito Santo,

la tua voce è più vera, è più forte, è più penetrante.

Tu sei l’Amore increato.

Tu  puoi rendermi totale strumento di glorificazione a Dio”

 

 Il grido più vero e più totalizzante dell’uomo, che si rivolge al Creatore, è:

“Voglio essere tuo figlio!”

 

C’è in questa semplice frase: l’estrema lode, il totale ringraziamento, 

                                            la richiesta più sincera di perdono.

 

Lode,  perché riconosciamo il nostro stato creaturale, siamo creature di Dio, apparteniamo a Lui.

            La lode considerata nella luce della contemplazione della Divinità è stata espressa in maniera totalizzante ed estrema nella sua vita e nella sua preghiera da Charles de Foucauld:

“Bisogna lodare Dio. Lodare è esprimere la propria ammirazione e nello stesso tempo il proprio amore, perché l’amore è inseparabilmente unito ad un’ammirazione senza riserve. Dunque lodare significa struggersi ai suoi piedi in parole di ammirazione e d’amore. Significa ripetergli che Egli è infinitamente perfetto, infinitamente amabile, infinitamente amato. Significa dirgli che Egli è buono e che l’amiamo”

 

Ringraziamento della creatura, la quale sente che nel Figlio unigenito di Dio, incarnato, è stata elevata ad un’altezza sorprendente: essere figlia dell’Altissimo, poter pensare a Lui come figlia, volere ciò che può desiderare una figlia, amare con l’amore di figlia.

                            Contemplando così Dio, diventa spontaneo elevare a Lui preghiere, che esprimano il nostro sentito grazie:

“Grazie, Signore, perché Tu vuoi la mia felicità. Grazie perché mi stai liberando e rinnovando con il tuo amore. Grazie per la potenza della guarigione che stai passando nella mia vita. Continua a donarmi il tuo Santo Spirito, affinché m’illumini e mi riempia con la sua grazia e la sua potenza”.

 

Perdono, richiesta di perdono, perché ognuno riconosce di essere lontano da quello che sarebbe l’ideale d’essere un figlio di Dio.

“Cantate all’Eterno, benedite il suo nome; annunziate di giorno in giorno la sua Salvezza” (Salmo 96: 2).

Se credi nella divina Misericordia, se credi che Dio sia sempre disposto a perdonarti, ogni mattina, appena svegliato, grida con forza:

Questo è il primo giorno del resto della mia vita. Mi lascio dietro le cose del passato – tutti i miei fallimenti ed i miei peccati – e vado avanti oggi, iniziando di nuovo.

Oggi è il giorno della salvezza del Signore!

 

 

              Si! La nostra mano è sempre toppo piccola.

              Ma Dio, nel suo Spirito, è sempre disponibile ad offrirci la sua mano divina.

 

 

Per la Contemplazione:

 

   *      C’è uno scoglio, la nostra presunzione.

 

  *       C’è un mezzo estremamente efficace: permettere che lo Spirito Santo contempli Iddio

           nella nostra vita, attraverso il quotidiano dell’esistere.

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