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libere proposte per conoscere più intimamente Dio

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Gesù, icona del Padre

Gesù, icona del Padre 

La Scrittura attesta che Cristo è l'unigenito Figlio del Padre.

Una domanda viene spontanea in che modo Dio genera?

 

 È ovvio che Dio non genera come generano gli uomini, ma come genera Dio. Non è Dio, infatti, che imita gli uomini, piuttosto gli uomini vengono detti padri dei loro figli in relazione a Dio, che in senso proprio e vero è padre di suo Figlio; poiché da Lui prende nome ogni paternità in cielo e sulla terra.  


Si potrebbe, come fa Ario nei suoi scritti, dire che Dio è diventato Padre?

 

No, assolutamente no, Dio non diventa padre, Dio è Padre. Chiamare Dio "Padre" non significa predicare qualcosa di accidentale in Lui, come avviene per l'uomo. Dio è l'unico a essere Padre per essenza. Dio, pertanto, è eternamente Padre e il Figlio sarà a Lui coeterno. La paternità divina deve essere intesa "in maniera divina", e il Figlio deve possedere le qualità divine del Padre.

 

Queste chiare affermazioni che cosa implicano?


Consideriamo le qualità proprie del Padre: il Padre è eterno, immortale, onnipotente, luce, Signore, Creatore... Tutto ciò deve ritrovarsi nel Figlio, affinché chi ha visto il Figlio abbia visto in verità il Padre.

Filippo Gli disse: "Signore, mostraci il Padre e ci basta"

Gesù gli rispose: "Da tanto tempo sono con voi,

e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Chi ha visto me, ha visto il Padre;

come mai tu dici: "Mostraci il Padre"? (Gv 14: 8, 9)

 

 Trovandosi i discepoli di fronte a Gesù, si trovano di fronte a una perfetta immagine, a cui non manca nulla della perfezione del modello originario.

Dio ha una immagine di se stesso, che Gli è in tutto uguale in dignità ed essenza. 


Tra Padre e Figlio, dunque, vi è una perfetta comunione di essere. Il Figlio è "Dio vero da Dio vero", unico Figlio e immutabile immagine del Padre.

La difficoltà sorge quando pensiamo che il Figlio è una persona del tutto uguale al Padre: un altro Dio? Noi non crediamo, però, che esistano due Dei: Padre e Figlio, ma un solo Dio.

Come conciliare una pluralità di persone e l'unità in Dio? 

 

La risposta chiarificatrice è nella distinzione, che va tenuta presente, tra sostanza e persona.    

Dobbiamo, ora, ben chiarire questi concetti e cercheremo di farlo in breve e nella maniera più abbordabile.

Vi sono due specie di concetti: gli uni designano più cose collettivamente, poiché nominano ciò che è comune a esse, ad esempio "uomo". Gli altri designano qualcosa di specifico, ad esempio i nomi personali "Pietro, Paolo ...", le diverse persone.

Con il termine essenza o natura indichiamo ciò che è comune a tutti gli uomini, l'umanità; col termine persona indichiamo qualcosa di specifico: questa persona non è quell'altra, come Paolo non è Pietro. In altre parole, possiamo determinare la persona dalle caratteristiche che la connotano. 

 

Venendo al nostro tema: come le persone divine, Padre e Figlio, possano venire distinte in forza di caratteristiche personali?

 

Si tratta di cercare ciò che contrassegna in modo distintivo le persone divine, pur considerandole nella loro assoluta unità.

La Scrittura ci può condurre a credere che l'unigenito Figlio è il dispensatore di tutto il bene: perché

"tutto è stato fatto per mezzo di Lui" (Gv 1: 3)

 e "ha in Lui consistenza"  (Col 1: 17)

Il Figlio, però, non è la sorgente ultima dei doni di Dio, perché è vero che tutto ciò che esiste è stato creato dal nulla per mezzo del Figlio, ma non nel senso che il Figlio ne sarebbe l'imprincipiata origine. Questa inoriginata origine è il Padre, è la prima fonte come origine ingenerata. Il Figlio è l'essere generato dal Padre. Il proprio del Padre e del Figlio è, dunque, la modalità propria secondo la quale esse si pongono in relazione.

 

È nella relazione che il Padre ha con il Figlio e il Figlio con il Padre, il Padre in quanto genera e il Figlio in quanto generato, che viene suscitata la distinzione personale del Padre e del Figlio.

Da qui sorge un nuovo quesito: Come può la persona del Figlio in ciò che costituisce la sua qualità più specifica, essere immagine del Padre? 

 

La Scrittura c'insegna che solo il Figlio conosce e rivela il Padre. Se si vuole conoscere la persona del Figlio nella sua caratteristica più intima, ci si deve chiedere in qual senso e in quale modo Egli sia immagine del Padre.

C'è il noto testo della lettera agli Ebrei, che c'illumina su questa nostra ricerca.


"Egli (Cristo) è irradiazione della sua (cioè di Dio) gloria

e impronta della sua persona" (Ebrei 1: 3).

  

Ogni impronta ha bisogno di una forma che l'imprima. È la forma, cioè le caratteristiche del Padre, che sono impresse nel Figlio e soltanto così Egli è l'impronta della persona del Padre.

La nozione di icona, di immagine, non potrebbe essere conservata, se essa non mantenesse una somiglianza espressa e inalterata, affinché colui che contempla la bellezza dell'immagine giunga anche alla conoscenza del modello originario.

Chi ha compreso la forma del Figlio, cioè la caratteristica propria del Figlio, vi trova impressa anche l'impronta della persona del Padre; in un certo senso vede l'Uno nell'Altro: vede il Padre nel Figlio, proprio mentre contempla il Figlio nella sua specificità di Figlio.

    
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