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Il Figlio Prodigo

Il  Figlio  Prodigo

 

Oggi, vogliamo riflettere insieme sulla nota parabola del Figlio prodigo.

La troviamo nel Vangelo secondo Luca:

Lc 15: 11 - 24

Attendiamo qualche tua parola.

 

Nel segreto delle nostre case, cari amici, dobbiamo meditare con calma ed a lungo sulla parabola del Figlio prodigo, per conoscerla bene e farla nostra; perché penso che mai Gesù abbia voluto farci penetrare così a fondo nel mistero di Dio e nel mistero dell’uomo. Mai ha sollevato tanto il velo, che ci nasconde la persona di Dio e non ha mai gettato una luce così viva sul nostro destino.

 

Che cosa, pertanto, ci rivela questa parabola?

 

La rivelazione che ci annuncia questa parabola è che Dio è nostro Padre.

Gesù non poteva dirci di più:

                                   Dio = Padre allo stato puro.

                                    Dio-Padre  =  Dio-Amore.

Neppure Dio sa più di se stesso, cioè di essere Padre e di essere Amore, ma sa veramente ciò che questo significhi, noi ne abbiamo soltanto una lontana idea.

Questa parola detta da Gesù è veramente l’ultima.

Le altre impallidiscono davanti alla sua portata, al suo valore.

Anche le parole Signore  e Creatore  sono stonate, onde non siano sostenute e modulate dalla parole: “Padre”e “Amore”.

 

Questa parabola ci parla soltanto di Dio?

 

Dicendoci l’ultima parola su Dio, Gesù ci comunica l’ultima parola sull’uomo:   L’uomo è figlio   -    figlio di Dio.

Quali che siano il suo destino, il suo comportamento, il suo avvilimento, il suo peccato: l’uomo è, e resta figlio.

Può andarsene, sperperare tutto, bestemmiare, straviziare, abbrutirsi, imbestialirsi, scendere più in basso dei porci, resta sempre figlio, figlio di Dio.

 

C’è un dramma in questa parabola del “Figlio prodigo”?

 

Sì! Un dramma che inizia con una insolente richiesta:  

Dammi quello che mi spetta!”.

 Il grande Agostino ci avverte:

“Che cos’hai, che non lo hai ricevuto?E se l’hai ricevuto, perché te ne glori?”

Lontano da Dio, Uomo, non potrai conoscere che il male. Così, come ti ha detto Satana, sarai uguale a Dio!

Non mi dirai che l’uguaglianza con Dio si conquista con la conoscenza del male?

 

Certamente no! … Questo lo può dire solo il principe della menzogna. Il povero giovane si ritrovò, seduto tra la polvere della terra, come all’aurora del tempo Adamo si ritrovò, scacciato dal paradiso, abbandonato, solo con se stesso, coperto di povertà, misero.

 

So che nelle tue meditazioni spesso trovi degli agganci nella letteratura anche dei nostri giorni. C’è qualche brano, a tua conoscenza, che può aiutarci a comprendere meglio questa parabola? 

 

Si! …C’è una poesia di Quasimodo, che a me sembra ispirata da questa pagina evangelica, dice così:

Come un muro veniva eretto davanti a lui.

Un muro, sì, contro di lui alzano un muro,

in silenzio, pietra e calce,

pietra ed oblio, disprezzo, odio.

Ogni giorno da zone più elevate

calano il filo a piombo.

I muratori sono tutti uguali, anzi man mano

che il muro si eleva sono sempre più uguali,

piccoli, scuri in faccia, maliziosi.

Ma un volto ce l’hanno,

è il volto di quelli, di quelle,

che con lui hanno goduto,

sperperato, riso, schiamazzato, gridato.

Ora, sopra il muro segnano giudizi severi ......

 

Questa è la reazione naturale in una natura corrotta:

I compagni nella buona sorte, diventano i giudici severi nella disgrazia.

 

C’è un orizzonte per quel povero giovane?

Domandiamoci:  L’orizzonte...dov’è?

L’orizzonte, per quel povero giovane, è coperto da quel muro, innalzato dall’indifferenza, dal disprezzo, dalla cattiveria.

Ma un muro, per quanto alto possa essere,

non copre il cielo azzurro, il cielo che spazia infinito:

Il Cielo è Dio, il Dio della speranza.

“Si! mi alzerò, tra morsi di dolore,

camminerò, andrò, m’inginocchierò, dirò:

Non sono più tuo figlio!”

 

C’è una risposta del Padre all’andare e al pentimento del Figlio?

 

“Facciamo festa! Questo mio figlio è tornato!”

“Si ammazzi l’agnello più grasso”

Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio

“Fece loro due tuniche di pelle”  (Genesi  3: 21).

C’è una ricerca del Padre:

                          Attende che l’uomo comprenda e ritorni...

In questa parabola:

                  in Dio, perché solo Lui può darlo,

                               perché solo in Lui può esistere,

       abbiamo l’amore estremo.

       Dio ci dà perfino la possibilità

       di rinnegarlo, di fuggire.

In Dio amare è anche cessare di dirci parole d’amore,

perché ormai possiamo e vogliamo deciderci da soli.

 

Perché Dio non ci trattiene nella sua casa, all’ombra del suo Amore?

 

Non vuole Dio conservare nella sua casa degli schiavi,

anche se fossero degli schiavi d’amore.

 

Possiamo parlare di un colmo dell’amore?

 

Mi piace questa tua domanda, anche se la trovo alquanto sbarazzina.

Il colmo dell’amore, dell’amore gratuito è amare nell’assenza:

Proprio quando nella tua forza vitale gridi:

Dio non esiste!  Non può esistere!

        Non esisterebbe tutto questo male!

Riaffermi la Sua esistenza,

l’esistenza dell’Amore,

che nel silenzio ti ama, ti attende,

guarda la strada da cui tornerai

e spera.

 

C’è, dunque, una speranza in Dio?

 

L’Amore è infinito.

Nell’uomo l’amore è in movimento, si perfeziona.

E in un Dio, che non ha speranze,

perché tutto è presenza,

L’amore è Speranza pura.

Speranza che dona più gioia.

“Si farà più festa in Cielo!”

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