libere proposte per conoscere più intimamente Dio
Preghiera – Dono di Dio
La preghiera è un dono di Dio, che ci permette di creare in noi come una corrente d’amore e d’amicizia fra Chi è l’inaccessibile e l’invisibile, ossia Dio, e noi, fragili creature, impastate d’umanità e di terra.
La preghiera vera, completa, totalizzante è difficile:
Dobbiamo, infatti, mettere in gioco tutto il nostro essere, l’intelligenza, il cuore, l’affetto, la volontà, il corpo, per parlare a Dio e per captare sempre più chiaramente in noi la voce silenziosa di Dio.
Quando la preghiera diventa così,
è una pratica straordinaria, perché ci avvicina a Dio.
Come è possibile avvicinarsi a Dio?
Dio è l’infinitamente distante,
e nessun passo umano può accorciare la distanza, che ci separa da Lui.
È Dio che ha reso possibile il nostro avvicinarci a Lui.
Perché Dio s’è fatto a noi vicino, vicino nell’amore.
"Dio ci ha amato per primo"
L'uomo è come un fiore.
L'uomo è fatto per fiorire
in un aprirsi a Dio,
fonte dell'esistere e dell'essere,
e in Dio ai fratelli
in una comunione di carità.
Gli oranti,
fiori che fioriscono
lungo le strade,
che portano a Dio.
Iddio Trino esiste e vive nella comunicazione.
Un Dio d’amore, che desidera dialogare con gli uomini, intrattenersi con loro e raccogliere le loro confidenze.
Dio ci prende da parte in un angolo tranquillo, in un giardino, nel giardino dell’amore, per colloquiare con noi.
In questo santuario dell’Amore: Dio e l’uomo, intessendo un colloquio, donandosi e comunicandosi vicendevolmente, creano la preghiera.
La preghiera autentica non è un semplice atto umano,
ma una comunione d’amore di Dio con la sua creatura.
Dio è sempre, in ogni tempo, disposto a riceverci e non cessa di invitarci ad andare da Lui.
Gesù, l’espressione perfetta e incarnata dell’amore di Dio, ci ha detto:
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi,
e io vi ristorerò” (Matteo 11: 28).
Dio si rallegra di averci accanto a sé.
Quando siamo alla presenza di Dio,
realizziamo di fatto il ritorno
della creatura esiliata verso il seno del suo Creatore.
La preghiera è un ritorno a Dio, dopo lunghe ore passate lontano da Lui, in mezzo alle preoccupazioni della terra ed agli affari quotidiani.
Un teologo quasi a condanna della vita cosi incalzante dei nostri giorni ci ricorda:
Dio ha sempre tempo per l’uomo,
Questo è il mistero del suo amore.
Il problema è
se l’uomo ha tempo per Dio
e si lasci amare nel silenzio, nella docilità, nella perseveranza, nella fedeltà.
Nella preghiera l’iniziativa è e rimane sempre di Dio,
della sua bontà, della sua libertà, del suo amore.
Dio-Amore è totalmente proiettato con lo slancio di tutto il suo cuore verso la sua creatura:
desidera renderla partecipe della sua intimità, della sua stessa vita infinita.
Quando si parla della preghiera cristiana dobbiamo sempre partire da Dio.
Grande, però, è anche la responsabilità dell’uomo nell’accettare, volendolo,
questo dono di Dio, questo dialogo di amicizia che Dio desidera per noi.
La preghiera autentica, che è riuscita a rispondere al desiderio, che Dio ha, di stare sempre con noi, continua segretamente in fondo al cuore, anche dopo che abbiamo lasciato il luogo della preghiera.
Allora possiamo anche tornare alle occupazioni della giornata, ma intanto la preghiera non termina il suo lavoro segreto all’interno del nostro cuore.
L’orazione del cuore ci porta a quell’intimo dialogo d’amore, in cui la creatura si unisce a Dio nel silenzio di una contemplazione muta, non espressa, ma non per questo meno reale.
La contemplazione è preghiera autentica,
quando non realizza una fusione
nell’indifferenziato,
ma una comunione da persona a Persona,[1] la quale porta ad essere incorporati
nel Cristo,
Parola vivente di Dio-Padre,
ma anche parola nostra, che si apre a Dio.
Ci eleviamo nella preghiera,
quando realizziamo l’augurio dell’Apostolo:
“Io vivo e non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me” (Galati 2: 20).
Liberati interiormente:
nell’orazione e nella nostra vita quotidiana
noi ci trasformiamo in un vaso prezioso,
che invita il Signore a manifestarsi in noi nella pienezza della sua Presenza.
Diventiamo così dei Teofori, portatori di Dio.
Nella preghiera Dio impegna tutto se stesso per un dialogo d’amore e d’amicizia,
perciò noi dobbiamo prendere consapevolezza
che Egli ci sta pensando, ci sta guardando, ci sta amando, sta conversando con noi.
Dobbiamo quindi ritirarci dalle cose terrene,
per impegnare tutta la nostra attenzione, il nostro cuore, i nostri affetti in questo colloquio con Dio.
Come si riceve il dono della preghiera?
“Quando vorrai pregare,
entra nella tua camera e, chiusa la porta,
prega il Padre tuo, che è nel segreto” (Mt 6: 6).
Quando Gesù ci chiede di chiudere la porta prima di pregare,
vuole ricordarci di dare un taglio alle nostre occupazioni quotidiane e riposarci in Dio.
E questo va fatto per quanto riguarda il cuore, i sensi e le persone.
a. Riguardo al cuore:
Nel momento in cui ci mettiamo di fronte a Dio è necessario
che noi gettiamo via tutte le preoccupazioni, i pesi, le ansietà e i timori,
in modo che sia possibile entrare nella pace vera, nel riposo di Dio.
b. Riguardo ai sensi:
Siamo spesso assillati da immagini, che colpiscono la nostra fantasia,
da parole, che ascoltiamo e memorizziamo.
Occorre fare pulizia interiore;
altrimenti immagini e parole ci tolgono la capacità
di raggiungere un minimo di concentrazione necessaria
per pregare, per metterci di fronte a Dio.
c. Riguardo alle persone:
Tutti noi siamo legati ad altri esseri umani
e ci preoccupiamo per le condizioni delle persone, che ci sono care,
per la loro salute e per il loro avvenire.
Coviamo, inoltre, nel nostro segreto: ostilità, rancori, odio.
Chiudere la porta della tua camera durante la preghiera, significa, pertanto, porre legami affettivi, inimicizie, immagini, suoni, preoccupazioni e timori nelle mani di Dio, in modo che non possano interrompere o inficiare il nostro rapporto con Lui.
Ogni uomo spirituale deve, pertanto, saper entrare nel segreto del proprio cuore
come in un tabernacolo,
come nella tenda della presenza di Ihwh.
Qui deve saper dischiudere
i suoi segreti più intimi a Dio,
qui prende consiglio e parere dal Signore.
E così, ciò che si apprende,
nel silenzio, intessuto di ascolto,
viene a dirigere l’azione
e tutta la nostra vita quotidiana.