libere proposte per conoscere più intimamente Dio
Non giudicare
Gesù nel suo grande discorso, detto della montagna, o se preferite in quella serie di sermoni fondamentali per la comprensione del suo messaggio, indica senza mezzi termini una colpa, nella quale spesso, anche senza rendercene conto, cadiamo tutti e più di una volta al giorno = la colpa di giudicare gli altri.
Ma in questo momento mi vengono all’orecchio le parole di qualche lettore: “Io non parlo mai degli altri, mi faccio i fatti miei”
Che cosa pensare di questa affermazione?
Il giudizio, cari amici, che può essere anche esternato a parole, è sostanzialmente un fatto interno all’uomo, si giudica con la mente. Ed è questo peccato, che avviene dentro l’uomo che Gesù stigmatizza.
Che ne sappiamo noi per quale motivo quella data persona agisce e si presenta in quella maniera o in quel determinato atteggiamento?
Vediamo per strada, ad esempio, una donna mal vestita, nel senso di poco vestita, e la prima cosa che ci viene in mente è…
Chi ce lo dà questo diritto?
Ci siamo mai domandato: Perché una donna si è messa a fare la prostituta, un mestiere terribile, pericoloso, degradante, dove l’essere umano è totalmente coinvolto?
Chi può conoscere quante nascoste, lancinanti sofferenze hanno potuto provocare una scelta così?
Ed io e tu, ben pasciuti, ripieni del nostro benessere e soddisfatti di riposare tra le braccia del Padre del Cielo, magari dopo averne assaporato con gli occhi le curve del corpo, gridiamo dentro di noi: “È una donnaccia”.
Quando le suore del “Buon Pastore” compivano con vigore la loro missione ed, a imitazione di Gesù, cercavano di essere delle “buone pastore” e giravano per le strade e senza paure borghesi portavano queste donne nei loro monasteri e ricostruivano per loro una vita sana,
queste donne che io e te abbiamo classificato come “donnacce”, spesso diventavano delle donne piene di bontà, di comprensione, capaci di sacrificarsi per gli altri. E qualcuna consacrava la sua vita a Dio.
Allora vedi, amico mio, come ci si può sbagliare nel formulare giudizi, anzi Gesù ci dice che ci sbagliamo sempre: “Non giudicare”.
Certamente ho apportato un esempio che balza agli occhi.
Ma quanti altri giudizi, altrettanto crudeli, detti innocenti, proferiamo dalla mattina alla sera? Mentre il Signore ci ha detto: “Non giudicare!”
Prima di continuare con le nostre riflessioni su questo tema così difficile, come il “non giudicare”, leggiamo un brano del Vangelo:
«Non giudicate, affinché non siate giudicati;
perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati;
e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell' occhio di tuo fratello,
mentre non scorgi la trave che è nell' occhio tuo?
O, come potrai tu dire a tuo fratello:
"Lascia che io ti tolga dall' occhio la pagliuzza",
mentre la trave è nell' occhio tuo?
Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave,
e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall' occhio di tuo fratello.
(Matteo 7: 1 - 5).
Con il giudizio con cui giudicate, sarete giudicati. Con la misura con cui misurate, sarete misurati.
Nell’esprimere queste parole, Gesù pone sul tappeto verde della nostra esperienza di uomini la nostra grandezza ed insieme tutta la drammaticità del nostro essere.
L’uomo non può essere condannato, parliamo nel campo etico, morale, non legale, da nessuno, neppure da Dio:
Dio lo salva, nel caso, non lo condanna.
L’uomo si condanna da solo.
Quando nelle mie lunghe e spesso agitate meditazioni, scoprii questa verità, che in me è diventata un’idea-forza di tutta la mia vita personale e del mio apostolato, m’è sembrato che il mondo con tutte le sue regole e regolette volesse inghiottirmi. Stava inghiottendomi, ho resistito, ho vinto.
Mi sono trovato, però, come Don Chisciotte a combattere contro mulini a vento. Finché la parola di Dio non ha dato sostanza, comprensione, individuandoli nella loro piena realtà ai miei pensieri, alla mia scoperta di una verità vecchia come l’uomo, ricercata, voluta, perseguita da milioni d’esseri umani:
“Voi sarete per me un regno”
“Risuscitati, entreranno con Cristo nel Regno”
“E regneranno con Lui”
Regnare con Cristo sia prima che dopo la Risurrezione finale, è anche avere il potere di giudicare, ma giudicare come? Come Gesù giudica:
Salvando e salva donando se stesso, in altre parole, amando.
Dio ci giudica, amando.
Vi racconto una mia esperienza personale.
Ero seduto su un piccolo sedile della Metro, quando il dondolio del treno, toccandolo, mi fa scoprire il mio vicino: è tanto diverso da me!
Un vestito sobrio, una gravata dal triangolo perfetto, un sorriso spento in un ghigno impassibile, le gambe ben serrate che sostengono una borsa nera, uno sguardo che fa finta d’essere assente, mentre osserva e curiosa tutt’intorno: Io.
Un viso aperto, un sorriso che sa di sfacciato, dei denti bianchi che fanno risaltare il nero della pelle, un maglione, dai tanti colori, gettato con noncuranza sulle spalle, le gambe divaricate e foderate da un paio di jeans strettissimi: Lui.
Tanto diversi, sembra, eppure entrambi siamo re, nati per giudicare il mondo secondo una legge, che non è più legge: la legge dell’amore…
Mi sembra che ci stiamo alzando, tutti e due, all’unisono col treno che rimbomba rumori incomprensibili:
il mio nodo perfetto, non è più tanto un nodo,
il suo maglione pieno di colori, non è più tanto colorato,
le nostre braccia s’incrociano, i nostri volti si avvicinano.
Sogno come poche volte mi capita di sognare,
sogno in questo momento lo schioccare di un bacio:
un bacio grande come l’universo,
un bacio dal fragore di un tuono,
un bacio luminoso come il lampeggiare di un fulmine in una notte d’estate.
Questo bacio, nel sogno, si materializza e rotola giù dalle altezze di una montagna ed urta sconquassandola la statua dei regni umani, la statua, emblema di una storia di separazioni, di guerre, di conquiste, di lotte senza fine, di una storia, governata da Chi…
Certamente, spesso non sembra, da Dio.
Dio, nondimeno, c’è, con il suo amore con il nostro amore,
per trasformare il mondo.
Domande
Il Regno di Dio e dell’Agnello nella sua fulgida pienezza è una realtà a venire.
Frattanto, però, costruiamolo nel nostro cuore, come c’invita a farlo un’antica preghiera:
Fa, o Signore che io non giudichi niente e nessuno
Che io porti gioia dov’è tristezza,
Che io porti pace dov’è agitazione,
Che io porti amore dov’è odio.
Amen
Voglio leggere quest’ammonimento del Signore Gesù così:
“Se sei capace di vedere la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, vuol dire che nel tuo occhio c’è una trave”.
Eh sì! È sempre così, amici miei, l’occhio puro vede cose pure.
Ma mi direte. “Non possiamo negare l’evidenza”.
Sì, questo è vero,
Ma, da ciò che appare all’esterno, non possiamo giudicare, ricordate, ce lo ha detto Gesù.
È la parola con cui abbiamo iniziato questo nostro colloquio:
Non giudicate!
Voglio augurarvi di avere il cuore puro. Il che equivale a: ripieno di Dio. E solo in Lui potete giudicare, con il suo metro, però, il metro dell’amore.