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Confessione

La confessione non l’ha istituita né Gesù né il concilio di Trento.

La confessione dei peccati è nella natura stessa del peccato, che è offesa a Dio, offesa al fratello e offesa alla comunità cristiana.

Andiamo in ordine:

 

1.      Ogni forma di peccato provoca una reazione divina.

Il credente, sapendo di vivere sempre alla presenza di Dio e che da           questa presenza non può sottrarsi, confessa in primo luogo a Lui i propri peccati.

 

2.      La confessione è dovuta, inoltre, alla persona (o persone) offesa.

Infatti, soltanto la persona offesa può perdonare per il torto subito.

 

3.      Ogni azione del credente non coinvolge solo se stesso, ma si ripercuote anche sulla comunità. Da qui l’obbligo di chiedere perdono all’assemblea dei fedeli che con il nostro atteggiamento avevamo impoverito nella sua santità.

 

Comunque la confessione ha in sé due condizioni per essere efficace di fronte a Dio:

 

a.       Condizione soggettiva: il pentimento.

 

b.      Condizione oggettiva: il sacrificio di Cristo.

 

c.       Necessità per il penitente di essere costantemente sotto il soffio rinnovatore dello Spirito Santo.

 

Dall’accettazione libera e fedele di queste condizioni prendono consistenza ed applicazione vera e vissuta le parole di Gesù: “A chi rimetterete i peccati…”.

 

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