libere proposte per conoscere più intimamente Dio
La Glossolalia ed i gruppi carismatici odierni
Un po’ di storia[1]
In Topeka (Arkansas), Agnes Osmond, studentessa della scuola biblica “Bethel”, comincia ad esprimersi in lingue sconosciute, il 1° gennaio del 1901 (data storica per i Pentecostali). Da lì a poco l’intera scolaresca, guidata dal predicatore Charles Parham, comincerà a considerare le lingue come segno della presenza dello Spirito Santo.
Cinque anni dopo uno studente della Bethel, J. Seymour, che aveva ricevuto il segno delle lingue, formò una dinamica comunità al 312 di Azusa Street, oggi, luogo di “pellegrinaggio”, da parte di tutto il mondo carismatico.
Si deve, pertanto, ad una giovane donna americana e ad un predicatore, la nascita del movimento pentecostale-carismatico, che si è diffuso in tutti i continenti, sviluppando un numero di seguaci di oltre 500 milioni e che, qualunque opinione si possa avere in merito, ha dato un nuovo impulso alla cristianità mondiale, modificandone sotto molti aspetti, immagine e ruolo nella società moderna.
Le Chiese pentecostali hanno avuto il merito di fare spiritualmente “breccia” in nazioni come Cuba, Cina e Africa islamica, oltre che ad impegnarsi nel sociale.
I doni dello Spirito sono tornati in voga, dando il via ad una ricerca di vita spirituale più intensa. I pentecostali hanno anche raccolto l’eredità che i “movimenti di santità” battisti e metodisti avevano iniziato.
La prima Chiesa Pentecostale ad essersi costituita ed organizzata è stata “The Assemblies of God” nel 1914 (a tutt’oggi è la più importante denominazione carismatica, per impegno missionario e numero di membri).
Accattivato dalla predicazione pentecostale in U.S.A., un pastore metodista di Oslo, Thomas Barrat, predicò il messaggio carismatico in tutta Europa, dove si diffuse a macchia d’olio.
L’Italia, oggi, conta una considerevole presenza di pentecostali di matrice protestante oltre ad un elevato numero di carismatici cattolici. Questa eccezionale diffusione, in un paese radicato nel cattolicesimo tradizionale, fu favorita dalla testimonianza, all’inizio del secolo, di alcuni immigrati di ritorno dall’America.
I pentecostali evangelici italiani, frazionati fino ad ora in numerose realtà ecclesiali, stanno attualmente ricercando una maggiore comunione dottrinale ed organizzativa, favorendo il sorgere di varie “Alleanze” e “Consulte”.
Pentecostali e Carismatici odierni
I movimenti carismatici odierni tendono a vedere realizzata, oggi, la glossolalia com’è descritta da Paolo ed hanno, in genere, come ideale di riferimento, la Pentecoste.
Alcune affermazioni dei glossolali moderni ci lasciano, però, alquanto sconvolti. Ad esempio, uno degli autori carismatici più rappresentativi, almeno in Italia, Serafino Falvo, nel suo libro “Il risveglio dei Carismi” ha un paragrafo intitolato [pensate un po’!]: “Come ricevere il dono delle lingue”. In questo studio afferma che si richiede una certa cooperazione del soggetto con lo Spirito. E, come se ciò non bastasse, più avanti puntualizza il suo pensiero: “Lo Spirito fornisce gli elementi essenziali, cioè la materia e la forma della preghiera; noi dobbiamo cooperare coi mezzi accessori, quali la volontà, la lingua, la voce, il coraggio a parlare ecc.”
Non bastandogli ci dà anche dei consigli pratici:
Si cominci a glorificare il Signore ad alta voce, con parole spontanee e improvvisate, senza preoccuparsi della forma...
Dopo qualche minuto smettere di pregare nella propria lingua e sforzarsi di cavar fuori dalla gola delle articolazioni senza significato. È a questo punto che lo Spirito potrebbe intervenire, dando il suo proprio linguaggio.
Non c’è neanche da meravigliarsi, se da principio si fa fatica a pronunciare quelle strane articolazioni.
Chi, nonostante tutti gli sforzi, non riesca a ricavarci nulla, non deve perdersi di coraggio. Il dono è lì, basta saperlo tirare fuori, con pazienza e perseveranza, ma soprattutto senza preoccupazione...
Quando leggo tali suggerimenti, mi prende un senso di vuoto e mi domando come si possa rendere lo Spirito Santo, vento che spira dove vuole, legato a simili artifizi, per riceverne una sua pienezza, di cui la glossolalia è solo uno dei tanti doni, che da tale pienezza possono scaturire.
Rimango anche perplesso di fronte ad altre affermazioni dei nostri fratelli pentecostali o carismatici; quando, ad esempio, sostengono che il dono del parlare in lingua comprenda anche il dono del cantare in lingua, e fin qui non c’è nulla da obiettare. Il problema sorge, quando vogliono spiegare quello che per loro significa “cantare in lingua”: una melodia, semplice, primitiva, ancestrale; dove più che le parole vale l’armonia, un’armonia dolce, composita, orante, a volte gioiosa, esultante, a volte pacata, mesta, quasi lamentevole.
Ho l’impressione che anche qui ci sia qualcosa di artefatto. L’intervento dello Spirito Santo, il suo battesimo, è travolgente e mette la persona in uno stato di ricerca, di domanda, di messa in discussione. Mi dovranno scusare i fratelli pentecostali, questo cantare melodioso, dolce e lamentevole non mi convince, non so ritrovarci l’opera irruente dello Spirito Santo.
Ci sono dei meriti nei Pentecostali? Certamente sì. Vediamone alcuni:
Nel dare un giudizio dei gruppi pentecostali e carismatici odierni, dobbiamo tenere presente proprio quest’ultima loro caratteristica, cioè la loro ricerca entusiasta della presenza del Cristo, che è luce, amore, gioia, carità e guarigione …
La mentalità, che si sta sviluppando oggi nelle congregazioni pentecostali o carismatiche, è, indubbiamente, molto più vicina allo spirito del Vangelo di quella che esisteva qualche decennio fa. C’è, infatti, una ricerca maggiore della carità e, molti gruppi pentecostali si stanno aprendo al sociale, soprattutto nell’aiuto ai poveri ed in genere ai fratelli meno fortunati, anche handicappati.
Ci dice, infatti, S. Paolo, in 1 Cor 14: 1, di ricercare soprattutto la Carità e in via subordinata esorta ad aspirare “pure ai doni dello Spirito Santo, soprattutto alla Profezia”.
S. Paolo ha un’affermazione che, secondo me, va capita meglio di quello che facciamo di solito:
“Quando ero bambino parlavo da bambino, ragionavo da bambino.
Ma, divenuto uomo,
ciò che era da bambino l’ho abbandonato” (1 Cor 13: 11).
Certamente non vorrei vedere un giudice, che siede in tribunale, restare bambino nei suoi giudizi. Di fronte, però, all’immensità di Dio, a Dio che ci ama e ci possiede, solo l’atteggiamento del bambino, che corre e si lascia afferrare dalla mamma, è l’atteggiamento vero del credente. Nell’uomo adulto questo atteggiamento non deve essere guidato dal sentimento, ma è una ricerca ed un’autentica e forte volontà di restare uniti a Dio nella fiducia e nella fede.
Se vogliamo trovare una differenziazione tra il fenomeno glossolalico moderno e quello dei primi tempi del cristianesimo, forse, potremmo porla nell’accento che oggi viene dato alla preghiera.
Sentiamo come si esprime il Falvo a riguardo:
“Pregare in lingua, come preghiera privata, si può fare ogni qualvolta si vuole: quando si è soli in camera, o in mezzo alla folla, camminando, lavorando...È utile pregare in lingue ogni volta che vogliamo glorificare il Signore e non troviamo parole adatte”. La preghiera privata non basta, ci suggerisce il nostro autore, dobbiamo pregare in lingua “In particolare...negli incontri di preghiera....” [2]
Terminando, possiamo dire che il fenomeno glossolalico va considerato sotto aspetti diversi, in quanto è opera dello Spirito Santo e la molteplicità e la diversità delle manifestazioni glossolaliche scaturiscono dall’infinita ricchezza della sua onnipotenza. Ritengo, altresì, che ogni autentica manifestazione glossolalica non può prescindere da un’intima comunione con Dio, da un’estasi unitiva con Lui.
[1] Questo breve profilo storico lo riprendo in parte da alcune note di Marco Soranno, risalenti ad alcuni anni fa. Allorché aveva iniziato ad indagare sul movimento pentecostale e mi aveva scelto come guida per gli immancabili agganci teologici e filosofici.
[2] S. Falvo, Il Risveglio dei Carismi, pp. 76-77.