libere proposte per conoscere più intimamente Dio
Profetismo estatico nell’Antico Testamento[1]
Il ricorso dell’apostolo Pietro in Atti 2: 16 - 21 alla profezia di Gioele 3: 1 - 5, per spiegare l’avvenimento di Pentecoste, è segno che il fatto stesso pentecostale, prima del suo avverarsi, così come è avvenuto per altre profezie, era stato preparato e previsto nell’economia dell’Antico Testamento.
Ci proponiamo nelle pagine seguenti di esaminare tre pericopi, indicative del profetismo estatico, esistente nell’Antico Testamento:
Numeri 11: 16, 17; 24 - 29. 1 Samuele 10: 1 - 16. 1 Samuele 19: 20 - 24.
Numeri 11: 16, 17; 24 - 29
Questa pericope mostra la sua frammentarietà sia perché lo stesso tema si trova ad essere riportato con uno stacco di 7 versetti sia per ragioni grammaticali e sintattiche interne al testo stesso, come affermano molti studiosi. È evidente, pertanto, l’intervento nella redazione di più tradizioni.
Versetti 16, 17 “Il Signore disse a Mosè: -Radunami settanta fra gli anziani d'Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come persone autorevoli; conducili alla tenda di convegno e vi si presentino con te.
Io scenderò e lì parlerò con te; prenderò lo spirito che è su te e lo metterò su di loro, perché portino con te il carico del popolo e tu non lo porti più da solo -”.
Questi versetti sono la risposta di Dio a Mosè, che nel versetto 14 si era lamentato di
“non sopportare da solo il peso di tutto il popolo”.
Il Signore accondiscende alla richiesta di Mosè, ordinandogli di scegliersi 70 anziani,
su cui Egli avrebbe fatto scendere il suo Spirito.
Versetti 24-25 “Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del Signore;
radunò settanta fra gli anziani del popol e li dispose intorno alla tenda.
Il Signore scese nella nuvola e parlò a Mosè; prese dello spirito che era su di lui, e lo mise sui settanta anziani; e appena lo spirito si fu posato su di loro, profetizzarono, ma poi smisero”.
Questi versetti riferiscono l’esecuzione del comando di Dio da parte di Mosè, cioè di scegliersi settanta anziani, e la discesa dello Spirito Santo, che porta, come frutto immediato e segno esterno, la profezia.
Possiamo nel versetto 25 distinguere per maggiore chiarezza tre proposizioni:
a. Il Signore scese nella nube e parlò a Mosè,
b. prese lo Spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani;
c. quando lo Spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono.
Leggendo alla lettera, si potrebbe essere indotti a credere che qualcosa viene tolto a Mosè e distribuito agli Anziani. No! Evidentemente, è solo un artificio letterario, per dire che gli anziani, anche se, come Mosè, avevano ricevuto lo Spirito, restavano a lui uniti e partecipavano con lui, che rimaneva il capo, al governo del popolo.
In 25c si narra l’effetto dell’effusione dello Spirito “quelli si misero a profetizzare”. Analizziamo questo dono dello Spirito; abbiamo qui una forma verbale, che viene dal verbo nâbâ’, la quale può avere, a detta degli esperti, tre possibili accezioni:
1. Quella di profetare in senso classico (i profeti scrittori).
2. Essere rapito in estasi.
3. Adoperarsi nel tempio per la musica ed il canto.
1. Il profetare classico rappresenta l’ultimo e più perfetto stadio della profezia. Sarebbe veramente fuori luogo in questi anziani appena eletti.
3. L’adoperarsi per la musica ed il canto nel tempio. Questa ipotesi è da escludersi a priori, anche perché ancora non esiste un tempio; ma a questo servizio erano già deputati Aronne ed i suoi collaboratori e, inoltre, nel testo si dice chiaramente che gli Anziani erano stati scelti, per aiutare Mosè nella direzione del popolo di Israele.
2. Resta, pertanto, plausibile soltanto la seconda accezione, cioè che si tratti di profetismo estatico. È molto significativo anche ciò che ci viene narrato di Eldad e Medad.
Versetto 26, 27 “Intanto, due uomini, l'uno chiamato Eldad e l'altro Medad,
erano rimasti nell' accampamento, e lo Spirito si posò su di loro;
erano fra i settanta, ma non erano usciti per andare alla tenda;
e profetizzarono nel campo.
Un giovane corse a riferire la cosa a Mosè, e disse:
-Eldad e Medad profetizzano nel campo -”.
Questo versetto riporta il caso di due tra i settanta scelti, che, sebbene fossero rimasti all’accampamento, ricevono egualmente lo Spirito Santo e anche loro profetizzano.
Un giovane li vede, assiste per un po’ alle loro esternazioni; poi, corre e riferisce a Mosè...
Questo correre del giovane ci dice che c’era un qualcosa di urgente che andava detto.
Versetto 28 “Allora Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè fin dalla sua giovinezza,
prese a dire: -Mosè, signor mio, non glielo permettere!-”
Questo tentativo di Giosuè di convincere Mosè a non permettere che Eldad e Medad profetassero, evidenzia ancora di più, il carattere di novità, e direi anche di una certa stravaganza del loro modo di profetare.
Versetto 29
a. “Ma Mosè gli (a Giosuè) rispose: -Sei tu geloso per me?
b. oh! fossero, tutti profeti nel mio popolo!
c. e volesse Ihwh mettere lo Spirito su di loro -”.
Questo versetto è la risposta di Mosè a Giosuè e manifesta chiaramente il pensiero di Mosè riguardo al profetismo estatico.
1 Samuele 10: 1 - 16
In questo brano di 1 Samuele si narra l’unzione a re di Saul, avvenuta in segreto e dei tre segni, che, a conferma di detta unzione, si avverano nello spazio di una giornata. Tali segni, infatti, confermano a Saul la veracità della sua elezione a re d’Israele.
Possiamo dividere questa pericope in due parti:
· la prima (versetti 1 - 8), ove, dopo la menzione dell’unzione di Saul, si preannunziano tre segni, predetti da Samuele, a conferma della podestà regale di Saul.
· la seconda (versetti 9 - 16), ove viene descritto l’avverarsi delle suddette previsioni.
Ne consegue che abbiamo, nella prima parte, l’uso dei verbi al futuro e, nella seconda parte, al passato.
L’unità della pericope è data dalla linearità della trama narrativa, dalla concatenazione dei temi, dalla presenza dei personaggi principali, quali Samuele e Saul.
Possiamo creare uno schema dei particolari della pericope in questo modo:
Versetto 1 - Samuele unge Saul.
Versetti 2 -7 - Predizione dei tre segni:
a. Ritrovamento delle asine[2].
b. Incontro di Saul con tre uomini,
che gli offrono due pani.
c. Incontro con un gruppo di profeti.
Versetto 8 - Ultimo invito di Samuele.
Versetto 9 - L’avverarsi del 1° e 2° segno.
Versetti 10 -13 - L’avverarsi del 3° segno
(Saul fa il profeta).
Versetti 14 -16 - Saul riferisce allo zio che Samuele
gli ha assicurato che le asine sono state ritrovate.
Soffermiamoci ora su qualcuno dei versetti precedenti:
Versetto 5 “Giungerai, poi, a Ghibea di Dio, dove c’è una guarnigione di Filistei
e mentre entrerai in città, incontrerai un gruppo di profeti,
che scenderanno dall’altura, preceduti da arpe, timpani,
flauti e cetre, in atto di fare i profeti”.
In questo versetto si parla di un gruppo di profeti, che discendono dall’altura. L’uso dell’articolo determinativo indica che si tratta di un’altura ben nota e sacra a Ihwh. Il discendere dall’altura e l’essere preceduti da strumenti musicali, inoltre, è indizio che si tratti di persone consacrate a Dio o perlomeno intente a compiere un’azione sacra. Chi sono questi profeti che discendono dall’altura? Che cosa stanno facendo? Questo versetto ci dice che essi sono “in atto di fare i profeti” [in ebraico c’è il participio]. Partiamo dalla loro azione, per arrivare a comprendere la loro identità.
Certamente non possiamo scorgere, in questi cantori di Dio, i profeti nel senso classico della parola, cioè come noi occidentali siamo soliti considerare qualcuno, profeta. Si tratta, invece, di un gruppo organizzato di persone che cercano di fare, guidate e mosse dallo Spirito, un’esperienza della Divinità. L’uso, poi, di strumenti musicali (tra cui i timpani) da parte di questi profeti, fa supporre il canto ed anche un movimento di danza cadenzata; in definitiva, un certo entusiasmo, che può, a volte, diventare esaltazione.
La Bibbia di Gerusalemme, commentando questo versetto, afferma: “Questi profeti, i quali vivevano in gruppi, domandavano, alla musica ed alla gesticolazione degli arti, un’estasi, che diventava contagiosa”.
Versetto 6 “Allora irromperà su di te lo Spirito del Signore
e ti metterai a fare il profeta insieme con loro
e sarai trasformato in un altro uomo”
“e sarai trasformato in un altro uomo”, in questa frase c’è la predizione di Samuele a Saul e deve essere intesa come coordinata alla precedente: “e ti metterai a fare il profeta con loro”. L’essere trasformato in un altro uomo, significa essere diventato, come loro, profeta. Saul, perciò, diventa, anche se solo momentaneamente, un profeta entusiasta, che danza e canta ed entra pure lui in un’estasi divina. Ciò avviene per la potenza dello Spirito di Dio - Rûah Ihwh, che nell’A.T. indica quella forza meravigliosa[3], soprannaturale, che vivifica e spinge ad imprese eroiche, che fa a volte intravedere il futuro, che fa parlare e fa compiere gesti straordinari a favore del popolo.
Il verbo usato: irromperà su di te (o t’investirà) indica la repentinità e l’irresistibilità all’azione di Dio. Un autore spirituale, il Bressan, dice: “Lo Spirito, irrompendo, produce esaltazione, entusiasmo e, addirittura fa dimenticare la comune ponderazione”.
Se vogliamo anche considerare le possibili derivazioni linguistiche, possiamo ritenere che sia il verbo nâbâ’ sia la voce egiziana nbi, possano trovarsi all’origine della voce ebraica nâbî’ = profeta. Il fuoco, l’ardore, la luce accecante (nbi) possono esprimere bene, simbolicamente, l’atteggiamento dei profeti estatici. Tutto ciò ci porta a considerare l’entusiasmo di questi profeti, che non si può contenere e che li spinge a cantare, ad osannare e a gesticolare.
Versetti 10, 11 “A Ghibea, una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì ed egli si mise a profetizzare in mezzo a loro.
Tutti quelli che lo avevano conosciuto prima, lo videro profetizzare con i profeti e dicevano l'uno all'altro: - Che è mai accaduto al figlio di Chis?-”
L’interpretazione data nel commento ai versetti 5 e 6, vale a dire che qui si tratta, come del resto in Numeri 11: 25, di profetismo estatico, viene confermata dal versetto 11, che ci presenta la reazione della gente a quanto accaduto: “Tutti quelli che lo avevano conosciuto prima” vedendolo “d’un tratto fare il profeta” usano espressioni di accesa meraviglia “Che cosa è accaduto al figlio di Chis?” C’è in questa domanda la percezione di un cambiamento eccezionale, che desta curiosità e stupisce la gente.
Versetto 12 “Un uomo del luogo rispose e disse: -Chi è il loro padre?-
Di qui venne il proverbio: - Saul è anche lui tra i profeti?-”
Si riporta in questo versetto la domanda di uno dei presenti: “E chi è il loro padre?” È evidente che si tratti di un padre in senso figurato, cioè: “Chi è il loro capo spirituale?” Notiamo, per inciso, che essi si davano l’appellativo di “Figli dei profeti”.
L’operato di Saul dovette suscitare tanto stupore e meraviglia da far coniare il detto: “Perfino Saul è tra i profeti!” [Tra questi profeti entusiasti ed estatici]; detto, usato per indicare una persona, che si mette ad esercitare una professione, per cui non ha la preparazione e l’attitudine necessaria.
1 Samuele 19: 20 - 24
Strutturalmente possiamo dividere i versetti in esame in due parti:
· versetti 20, 21 - Saul spedisce messaggeri, per catturare Davide, ma incontrano Samuele con un gruppo di profeti estatici e si mettono a profetare con loro.
· versetti 22 - 24 - Saul va egli stesso a catturare David, ma egli pure, incontrati i profeti, si mette a profetizzare.
Ora cerchiamo di scoprire quale messaggio questi 5 versetti, presi singolarmente, ci trasmettono.
Versetto 20
a. “Allora Saul spedì messaggeri a catturare David
b. ma, quando videro la comunità dei profeti, che profetavano
mentre Samuele stava in piedi alla loro testa,
c. lo Spirito di Dio (rûah Élohîm) investì i messaggeri di Saul
ed anch’essi fecero i profeti”.
Si parla di un ulteriore tentativo di Saul di catturare David ed ucciderlo. Egli manda dei messaggeri, che incontrano una comunità di profeti e Samuele che stava alla loro testa. I messaggeri vengono investiti dallo Spirito di Dio e fanno i profeti.
Versetto 21
a. “Annunziarono a Saul questa cosa ed egli spedì altri messaggeri, ma anch’essi fecero i profeti.
b. Saul mandò messaggeri per la terza volta, ma anche questi si misero a profetizzare”
Questo versetto, come in certo qual modo si può notare anche nella versione italiana, procede a ritmo cadenzato e ci aiuta a scoprire la ferma decisione di Saul di uccidere David. L’indurimento del cuore di Saul, che aumenta sempre di più, ci richiama alla mente quello del faraone.
Versetto 22 “Allora si recò egli stesso a Rama.
Giunto alla grande cisterna che è a Secu,
chiese: -Dove sono Samuele e Davide?-
Gli fu risposto: -A Naiot, presso Rama-”.
In questo versetto si narra la decisione e l’azione di Saul di vedere di persona, come stanno le cose. Egli è spinto dall’ira, che aumenta sempre di più a causa del fallimento delle precedenti missioni, affidate ai suoi messaggeri. Possiamo comprendere com’è determinato nel suo cuore e certamente non è nello stato d’animo di mettersi a fare il profeta estatico. Va a Rama e chiede di Samuele e di David.
Versetto 23
a. “Egli, allora, si incamminò verso Naiot di Rama,
b. ma cadde anche su di lui lo Spirito di Dio (rùah Élohîm)
c. e andava avanti, facendo il profeta, finché giunse a Naiot di Rama”.
Fare il profeta è ciò che accade sia ai messaggeri inviati per uccidere David sia a Saul stesso. Dalle espressioni, qui presenti come pure nei versetti precedenti, è chiaro che si tratta di profetismo estatico; se in qualcuno, però, rimanesse qualche dubbio, esso scomparirà, esaminando il versetto seguente, v. 24.
Versetto 24
a. “Anch’egli si tolse gli abiti
b. e fece il profeta anch’egli davanti a Samuele.
c. Poi crollò e restò muto quel giorno e tutta la notte.
d. Da qui è venuto il detto: - Anche Saul è tra i profeti! -”
Saul fallisce nel suo tentativo, perché anch’egli è afferrato dallo Spirito di Dio ed il profetare diventa in quel momento il suo interesse supremo, tanto che si toglie alcuni degli abiti, non per ostentazione ma solo perché, con troppi abiti addosso, gli resta difficile danzare. Questo versetto c’illumina, non c’è dubbio, su quello che può dirsi l’effetto di questo modo di profetare di Saul e degli altri profeti, cui egli si unisce. Saul, infatti, “crollò e resto muto quel giorno e tutta la notte”. Davanti a questi segni non possiamo non attestare che si tratti di “profetismo estatico”.
Mettendo ora a confronto i due brani in 1 Sm 10 ed in 1 Sm 19 vediamo che i profeti vivevano in gruppo, guidati da un personaggio di spicco. Il gruppo nel quale s’imbattono Saul ed i suoi messaggeri ha, probabilmente, come capo spirituale, Samuele (cfr 1 Samuele 19).
Il modo di profetare di questi profeti è singolare:
· Essi si accompagnano nei loro canti e danze con strumenti musicali: arpe, timpani, flauti, cetre.
· Scendono da un’altura ben conosciuta e poi vi rifanno ritorno.
· Il loro profetare è di carattere estatico, cioè entusiasta, che attira l’attenzione della gente. Questa esprime la sua meraviglia e la sua sorpresa con vari interrogativi, alcuni dei quali vengono riportati nel testo sacro.
Il lasciarsi afferrare da Dio, che è estasi, può portare ad una completa trasformazione del comportamento.
All’origine del “profetismo estatico” c’è, e solo può esserci, lo Spirito di Dio.
[1] Forse il lettore si meraviglierà di non trovare in questo capitolo la formulazione classica della glossolalia (parlare in lingua). In questo dono dello Spirito Santo, è nostra opinione, non è essenziale il fenomeno glossolalico ma l’unione intima con Dio, che può esprimersi nella glossolalia od in altre forme. In altre parole, questo carisma è nell’essere afferrati, conquistati, completamente assorbiti in Dio e, così trasformati, compiere la nostra viva testimonianza. La glossolalia è una manifestazione di un’intimità forte con Dio, la quale ci distrae dalle cose della terra, per farci vivere del Cielo. L’intimità con Dio è così invadente che l’uomo vuole esprimere ciò che sente e percepisce, a volte, solo nell’inconscio, ed usa parole incomprensibili per manifestare ciò che in qualche modo comprende e non riesce a comunicare.
[2]“Le asine di Chis, padre di Saul, si erano smarrite; e Chis disse a suo figlio Saul:
- Prendi con te uno dei servi, e va' in cerca delle asine-” (1 Samuele 9: 3)
[3] Siamo nell’Antico Testamento e non c’era stata ancora la rivelazione della Trinità e l’autore sacro non può concepire lo Spirito Santo come persona e lo presenta come forza che viene da Dio.