libere proposte per conoscere più intimamente Dio
Il Natale è mistero, perché il Figlio di Dio, espressione totale dell’Eternità divina, incontra il tempo degli uomini. Questo ci dice il Cristianesimo, ma l’uomo della strada come si ritrova, a tuo avviso, di fronte all’incarnazione dell’eterna Parola di Dio?
Penso … che l’uomo porti in sé un significato eterno: le sue aspirazioni sono eterne, i suoi progetti superano la sua condizione temporale.
Fin da giovane mi sono chiesto, più volte, in qual modo unificare l’essenza eterna che percepivo viva in me e l’esistenza temporale.
Rispondo, oggi, dopo tanti anni a quell’antica e imbarazzante domanda che l’unificazione avviene nella coscienza, ponte del tempo verso l’eternità.
È nella fede, nella sua dinamica vitale, che la risposta alla mia angosciante domanda tocca l’esistenza, il mio, il tuo esistere. È qui che entra con tutta la sua luce l’ineffabile mistero del Natale: l’irruzione fondante ed universale dell’eternità nel tempo. Così il Natale non è più soltanto una verità per i Cristiani, ma addiviene mistero dell’uomo, mistero dell’umanità.
Il Natale lo definisci come l’irruzione dell’Eternità nel tempo. Mi verrebbe da pensare che il tempo e la morte sono stati sconfitti. Nondimeno continuiamo ad esistere nel misurare il tempo e a morire. Come mai?
Vedi … e vedete, cari amici: Iddio nel suo Figlio non è venuto con le caratteristiche forti del Dio dei filosofi ma come Iddio della Rivelazione. Ha assunto l’uomo con le sue debolezze, i suoi annosi problemi, il fardello insopportabile del peccato. Un Dio che ha voluto condividere il nostro esistere, pur predicando eternità e salvezza nel guarire ciechi, storpi, lebbrosi, dando vita ai morti. È vissuto così fino alla morte ed alla morte in Croce.
Ricordiamo il grido venuto dalla folla, dall’esistere nel tempo e nell’angoscia, non accettati. Grido che ipotizza salvezza ed Eternità: “Ha salvato gli altri, salvi ora se stesso”, “Se sei il Figlio di Dio, dimostracelo, scendi dalla croce”. Gesù non è sceso dalla Croce, proprio perché Figlio di Dio, Figlio dell’Amore, che ama, donando.
Faremo mai l’esperienza di un Dio che viene a noi nella sua potenza, nello splendore della sua Eternità?
Sì, al termine del presente esistere. Allora Gesù verrà, accompagnato da voci di tromba e dal forte grido degli angeli, creature senza tempo, risorgeremo ad una esistenza nuova e gli alberi della vita saranno lì ad indicarci che il tempo è stato assorbito dall’Eterno. La voce che risuonerà nei meandri dell’esistere sarà: Santo, Santo, Santo.
Abbiamo disegnato il momento dell’incontro del Figlio di Dio, che viene per assumere l’umanità e di Gesù che torna nella gloria.
Questo nostro tempo, che intercorre tra la prima e la seconda venuta del Signore, come dobbiamo viverlo?
Ti rispondo con una sola parola: “Beneficando “. L’apostolo Pietro riferisce questa parola a Gesù: “Passò, beneficando” (Atti 10: 38). Imitare il Cristo, nella misura che ci è concesso, è essere Cristiani, uomini coscienti che l’essenza della propria persona richieda eternità e salvezza. Dobbiamo andare nel mondo con la bisaccia piena di cose da donare; può essere solo un sorriso, un’accoglienza solidale, offrire lavoro, dare una porzione di cibo, per sfamare i tanti che muoiono, letteralmente, di fame e tante, tante altre cose. Questo è Natale: condivisione realizzata nell’amore!
Una parola, ora ai più piccoli. Che cosa pensi di papà Natale? Anche tu avrai creduto alla sua esistenza?
Ti dico di più, io ci credo ancora. Tanti, tanti anni fa scrissi una lettera a papà Natale, non gli chiedevo né dolcetti né giocattoli ma che venisse nella mia cameretta, perché volevo conoscerlo, toccare la sua tunica rossa e la sua barba bianca. Non mi accontentò allora ma l’ha fatto ora che sto avviandomi a larghi passi alla sua età.
Papà Natale ho scoperto che sono io, che sei tu, che è ognuno dei nostri ascoltatori e portiamo nella nostra bisaccia infallibilmente i doni che chiediamo, se li domandiamo con cuore buono, con spontaneità, con determinazione, con quella sincerità che da piccoli mettevamo nello scrivere le nostre letterine. E non solo quello che chiediamo si realizzerà nella nostra vita ma anche nel vivere di coloro che amiamo, più largo sarà il nostro pensiero, la nostra coscienza, più incisivo sarà il nostro donare e raggiungeremo, se lo vogliamo veramente, gli estremi confini del nostro pianeta e contribuiremo così a creare la vera civiltà, che vince il tempo e porta il soffio dell’eterno: la Civiltà dell’Amore.