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La Glossolalia in S.Paolo

Glossolalia in S. Paolo

Nella I lettera ai Corinzi capitoli 12, 14

 

[Senza addentrarci in inutili e poco costruttive osservazioni generali, esamineremo i versetti che questi due capitoli della I lettera ai Corinzi ci offrono sull’argomento della glossolalia].

 

1 Cor 12: 10, 28ss.

 

In questi versetti tra l’altro leggiamo:  

 

v. 10    “a un altro varietà di lingue;  

             a un altro infine l’interpretazione di lingue”.

 

v. 28     “E Dio ha posto nella Chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti,
              in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, 
              novità di lingue
”.

 

In questi versetti troviamo due espressioni identiche: novità di lingue, che, prese avulse dal contesto restano piuttosto oscure e possono dare adito ad interpretazioni diverse. Cerchiamo di comprendere ciò che questi versetti vogliono dirci.

 

Nel v. 28 si ha una certa irregolarità, che consiste in questo: i primi tre carismi non sono considerati in se stessi, ma in quanto posseduti da alcune categorie di persone; perciò non si parla dell’apostolato, della profezia e dell’insegnamento, bensì degli apostoli, dei profeti e dei maestri; gli altri carismi, sempre nel v. 28, sono invece nominati in sé, e si parla di miracoli, di doni di far guarigioni, di doni di assistenza, di governare, di varietà di lingue (γένη γλωσσîν). Nei vv. 29, 30 si ripete quello detto al v. 28, ma in forma negativa: Non tutti parlano in altre lingue (mh. pa,ntej glw,ssaij lalou/sin); non tutti interpretano.

 C’è una chiara ed innegabile simmetria che ci fa concludere che la forma γένη γλωσσîν equivale a γλώσσaις λαλσιν.

L’espressione γλώσσaις λαλσιν, a mio avviso, in questo contesto non può che indicare il dono di parlare in lingue (glossolalia), il parlare estatico, ispirato ma incomprensibile, tanto da richiedere l’interpretazione delle lingue, vale a dire la capacità di decifrare, a edificazione degli altri, le espressioni, altrimenti oscure, della glossolalia.

 

   

1 Cor 14: 1 - 4

 

La formula glossolalica vi ricorre tre volte: nei vv. 2 e 4. La glossolalia è contrapposta alla profezia, ed i caratteri dei due carismi saltano fuori per contrasto ed opposizioni come le luci e le ombre di un quadro.

 

Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali, principalmente il dono di profezia  (v. 1).              

 

Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo  capisce, in quanto in spirito dice cose misteriose (v. 2).

  

Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione  (v. 3).  

 

Chi parla in altra lingua  edifica sé stesso; ma chi profetizza, edifica la Chiesa  (v. 4).            

 

                v. 2                                                                   v.3

a)   chi parla con il dono delle lingue                     a’)   chi  profetizza, invece,   

b)    non non parla agli uomini,                              b’)    parla agli uomini

              ma a Dio

 

c)   mentre egli dice, in spirito                                 c’)   per la loro edificazione,

              cose misteriose.                                                        esortazione e conforto

 

 

            v. 4a                                                            v. 4b

 

d)  chi parla con il dono delle lingue                            d')    chi profetizza

      edifica se stesso                                                     edifica l’assemblea  

 

 

 

In questi versetti ci vengono ben chiariti i caratteri del glossolalo e del profeta e la loro conseguente personalità.

 

C’è da notare che al versetto 2c  in spirito da alcuni viene riferito direttamente allo Spirito Santo, quindi traducono mossi dallo Spirito Santo. Ritengo che si debba escludere che qui si tratti direttamente dello Spirito Santo. Paolo, infatti, sta descrivendo la modalità di parlare del glossolalo. Bisogna tradurre quindi nello spirito o con lo spirito. Il motivo, che impedisce di capire, non è perché il glossolalo è mosso dallo Spirito Santo, ma perché parla tra sé e sé (nello spirito, nel suo intimo) e pronuncia cose misteriose, almeno per gli altri.

     

1 Cor 14: 5, 6

 

5a                   “Vorrei vedervi tutti parlare con il dono delle lingue,

ma preferisco che abbiate il dono della profezia;

 

5b                    in realtà è più grande colui che profetizza      

                                  di colui che parla con il dono delle lingue a meno che egli anche non interpreti,  

perché l’assemblea ne riceva edificazione.

 

6                         E ora, fratelli, supponiamo che io venga da voi

 parlando con il dono delle lingue;

 in che cosa potrei esservi utile,

se non vi parlassi in rivelazione o in scienza o in profezia o in dottrina?”

 

Il versetto 5a è conclusivo di un desiderio di Paolo (vorrei).

Il versetto 5b propone un comparativo tra il dono di parlare in lingua e la profezia. La profezia è un dono maggiore che il parlare in lingua, a meno che il glossolalo anche non interpreti.

Teniamo presente, tuttavia, che tale giudizio di Paolo è soprattutto condizionato dalla sua missione: l’edificazione della Chiesa. Alla luce di questa c’è subordinazione della glossolalia alla profezia.

Il versetto 6 vuole essere un’esplicitazione dei versetti precedenti. Si sottolinea l’inutilità della glossolalia sempre in relazione a ciò che è il pensiero dominante di Paolo e si dà rilievo all’utilità del parlare con rivelazione, con conoscenza, con profezia, con dottrina.

 

Una breve annotazione. Se qui si trattasse di parlare in altre lingue (in lingue straniere), come alcuni vogliono supporre. Diventerebbe incomprensibile il paragone proposto da Paolo, dichiarante la supremazia della profezia sul parlare in lingue. È certamente meglio avere il dono di profetare, ad esempio, in italiano e in francese che soltanto in italiano.

 

1 Cor 14: 7 - 13

 

Che cosa si aggiunge alla conoscenza del contenuto della glossolalia in questi versetti?

Il parlare è paragonato a dei suoni, che hanno intrinsecamente una propria forza, potenza intrinseca, che deve essere rivelata all’ascoltatore.

Il parlare del glossolalo non è un parlare vuoto, quali possono essere lamenti, gemiti, esclamazioni, fatte in assoluta mancanza di controllo di sé, ma ha un messaggio da comunicare, anche se “per accidens” esternamente non si capisce. Perciò nel versetto 13 si suggerisce di affiancare al glossolalo l’ermeneuta, che non è un traduttore, ma un conoscitore della potenza intrinseca del suono. Glossolalo ed ermeneuta può anche essere la stessa persona.


1 Cor 14: 14, 15

 

v. 14                          “Se prego in altra lingua, prega lo spirito mio,

                                  ma la mia intelligenza rimane infruttuosa”.

 

v.15                        “Che dunque? Pregherò con lo spirito,

     ma pregherò anche con l' intelligenza;

           salmeggerò con lo spirito,

         ma salmeggerò anche con l' intelligenza”.

 

Circa il carisma della glossolalia che cosa ci dicono questi due versetti?

Nel versetto 14 c’è l’espressione  pregare in lingua.

C’è differenza tra il  pregare in lingua ed il palare in lingua?

Uno sguardo al precedente versetto 2 ci fa uscire dal dubbio. Qui si ha, credo, proprio l’esplicitazione del προσεύχωμαι γλώσση, pregare in lingua, laddove si dice

 

“Chi, infatti, parla con il dono delle lingue, non parla agli uomini, ma a Dio”.

 

Ma che cos’è pregare, se non parlare a Dio?

 

Dunque, il parlare in lingua, a volte, può identificarsi con il pregare in lingua.

 

Il versetto 14 dà ancora un’altra pennellata alla descrizione della glossolalia. Ci dice, infatti, che ad essa partecipa solo lo spirito, ma la mente è assente, in qualche modo la glossolalia comporta l’estasi.

Ciò a Paolo non va bene. Egli, uomo tutto legato all’azione, non ha dimestichezza con la dimensione estatica dell’uomo. La preghiera, per Paolo, è legata all’azione, ed è essenzialmente comunitaria e deve edificare la comunità.

 

Nel versetto 15  l’apostolo si domanda:

 

“Che fare, dunque?”

 

E risponde:

 

Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l' intelligenza;

 salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l' intelligenza”.

 

Il messaggio è che una cosa non esclude l’altra.

 

A conclusione ricordiamo che, ad esempio, un quadro, il quale ha certamente una funzione comunitaria, parte quasi sempre, se è un buon quadro, da un momento (lungo o breve) di solitudine e di estasi dell’artista. E più è stato profondo il momento di solitudine e di meditazione, più il quadro ha qualcosa da dire alle generazioni di oggi e di domani.

 

 

1 Cor 14: 16 - 19

 

Il versetto 16 contiene un periodo ipotetico e Paolo cerca di dimostrare la poca utilità per la comunità di pregare “in lingua”

 

“Altrimenti, se tu benedici soltanto con lo spirito,

 colui che assiste in qualità di non iniziato

come potrebbe dire l’Amen al tuo ringraziamento,

 dal momento che non capisce quello che dici?”

 

In questo versetto si ripete che il parlare “in lingua” comporta l’emissione di parole percettibili, solo in quanto suoni, ma non per la loro chiarezza e significato.

Il versetto 17 trae le conclusioni dal v. 16. Il glossolalo prega, e Paolo conclude: “Tu puoi fare un bel ringraziamento, ma l’altro non viene edificato”.

 

Il versetto 18 contiene una rivelazione di Paolo: anch’egli glossolalo, anzi più di tutti.

 

“Grazie a Dio, io parlo con il dono delle lingue molto più di tutti voi”

 

Sebbene Paolo non sembri essere un entusiasta della glossolalia, né, a mio avviso, potrebbe esserlo, considerato il suo stile di vita molto portato all’azione, non si tira indietro nel far osservare ai Corinzi che pure lui ha ricevuto da Dio questo dono.

 

Ciò nonostante, ordina nel versetto 19 che nell’assemblea si proferiscano parole, che colpiscano la mente e che non siano œν γλώσση (in lingua). Lo scopo di Paolo è sempre l’edificazione della Chiesa, e, in tale prospettiva, è necessario, secondo lui, di più l’istruire gli altri.

 

"Ma in assemblea preferisco aver detto cinque parole

con la mia intelligenza, per istruire anche gli altri,

piuttosto che 10.000 parole in lingua"

 

 

 

1 Cor 14: 21

 

Questo versetto riporta una citazione dell’Antico Testamento, precisamente: Isaia  28: 11

 

“Ebbene, sarà mediante labbra balbuzienti

e mediante una lingua incomprensibile

che il Signore parlerà a questo popolo”

 

Mi domando: se il Signore parla a noi in una lingua incomprensibile, non potrebbe la nostra risposta essere data in tale lingua?

 

 

 

1 Cor 14: 26 - 33

 

In questi versetti abbiamo delle regole pratiche sull’uso dei carismi in assemblea, in particolare della glossolalia e della profezia.

Paolo insiste sempre sull’uso dei carismi per l’edificazione della comunità.

        

“Che fare dunque, fratelli?

Quando vi radunate ognuno può avere un salmo,  un insegnamento,

una rivelazione, un discorso in lingue,

il dono di interpretarle.

Tutto, però, si faccia per l’edificazione” (v. 26).

 

“Quando si parla con il dono delle lingue,

siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine;

 uno poi faccia da interprete” (v. 27).

 

“Se non vi è chi interpreti, tacciano nell' assemblea

e parlino a sé stessi e a Dio” (v. 28).

 

Ripetiamo in sintesi le regole che Paolo esige dai glossolali che prendono la parola in Chiesa:

1.      I glossolali, che prendono la parola in assemblea, siano due od al massimo tre.

2.      Parlino ordinatamente, uno dopo l’altro.

3.      Ci sia uno che spieghi, che faccia capire alle persone, quanto detto da loro.

 

Non precisamente così avviene per la profezia:

 

“I profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino”  (v. 29).

 

Immediatamente, però, aggiunge:

 

“Tutti, infatti, potete profetare, uno alla volta,

perché tutti possano imparare ed essere esortati”  (v. 31).

 

Per la profezia non si mette un limite. Ma anche nell’uso di questo carisma si mette un ordine. I profeti parlino “uno alla volta”.

 

“perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace” (v. 33).

 

 

 

 1 Cor 14: 39 - 40

 

Paolo al versetto 39 esorta ad aspirare alla profezia, ma non impedite la glossolalia.

 

“Aspirate alla profezia

 e, quanto al parlare con il dono delle lingue, non impeditelo”.

 

Ciò, tuttavia, non vuole suonare come disistima per il carisma della glossolalia. Esso è un dono di Dio. Solo che Paolo, come abbiamo ripetuto più volte, ha di mira l’ordine e soprattutto l’edificazione della comunità, che è opera di annuncio della Parola, esortazione, conforto; ed a questo scopo catechetico-missionario, secondo Paolo, la profezia è più adatta ed efficace.

 

L’apostolo termina il capitolo 14 col ricordare che, glossolalia o no, ciò che è importante è che

 

“Tutto si svolga decorosamente e con ordine” (v. 40).

 

 

A Conclusione di questo capitolo sulla glossolalia in Paolo, diciamo che:

 

La glossolalia è un fatto di linguaggio. È un modo di esprimersi, che acquista determinate precisazioni e concretizzazioni:

 

·         È parlare a Dio                (1 Cor 14: 2, 28)

·         È pregare                          (1 Cor 14: 14)

·         È benedire in spirito        (1 Cor 14: 16)

 

Questo parlare a Dio, tuttavia, può diventare anche un parlare agli uomini, in modo particolare, nelle assemblee. Ciò avviene con l’aiuto dell’ermeneuta, che può essere il glossolalo stesso (1 Cor 14: 13) od un altro (1 Cor 14: 26 - 28).

 

Anche se esternamente nessuno ascolta, perché è “con il suo Dio che il glossolalo parla” (1 Cor 14: 2), oppure nessuno può comprendere perché “non sono pronunciate parole chiare” (1 Cor 14: 9), essendo la glossolalia paragonata al parlare come gli ubriachi e come i bambini (1 Cor 14: 20 - 26) o come chi sta in delirio (1 Cor 14: 22), nondimeno la glossolalia, non è un linguaggio irrazionale, ma razionale e logico, cioè ha un senso. Se è incomprensibile, lo è “per accidens” e non “per sé”.

 

La glossolalia non è un fatto di tutti gli uomini, ma è un dono dello Spirito Santo, che lo distribuisce a chi vuole nell’ambito della Chiesa.

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C
<br /> I versetti da te citati non sono esattamente cosi',infatti l'apostolo non parla del dono delle lingue,ma di altre lingue o nuove lingue,infatti il dono delle lingue e'un altra cosa.<br /> Mentre tutti i credenti parleranno nuove lingue,non tutti avranno il dono delle lingue.<br /> L'apostolo spiega che e' non e' utile usare il parlare in lingue a voce alta nelle riunuini,Chi parla in lingue edifica se stesso quando prega e loda Dio,questo e' normale in ogni<br /> credente.(1Cor.14:2 e versetto23)<br /> Diverso invece e' l'uso del dono delle lingue,questi edificano la Chiesa perche'insieme a colui che parla linguaggi ci sara' chi interpreta e tutti potranno capire cio' che "dice il<br /> Signore".(1Cor.14:24)<br /> Questi sono i doni di profezia,dono delle lingue e l'interpretazione.<br /> Parlare in lingue e il dono delle lingue,non sono la stessa cosa,sono uguali in essenza ma diversi come uso e proposito.<br />  <br /> Il segno del dono dello Spirito Santo<br /> Questo cap.e' da sempre motivo di discussione anche tra evangelici,ma a mio avviso(grazie a Dio) e' molto chiaro,l'importante e' fare una distinzione,tra  il Parlare in lingue, quale segno di<br /> avere ricevuto lo Spirito Santo (Atti 2:10-19) e parlare in lingue come dono da esercitare nei servizi in chiesa (1 Corinti 14) si distìnguono nella funzione.<br /> Questi segni accompagneranno quelli che avranno creduto....parleranno nuove lingue.Questo e' riferito al segno iniziale che hanno i credenti quando ricevono il dono dello Spirito Santo. E'una<br /> promessa ed  per tutti i credenti ricevere lo Spirito Santo e come segno iniziale parlare in lingue,<br />  <br /> I doni dello Spirito<br /> Mentre Il dono delle lingue da esercitare nei servizi in Chiesa e' un altra cosa.<br /> Questo e' uno dei  doni della Chiesa,chiamati i doni dello Spirito,da non confondere col dono dello Spirito Santo.<br /> Il cap.14 dei Corinzi e' la conclusione dell'insegnamento,che comincia prima.<br />  Ora, fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza riguardo ai doni spirituali.(1Corinzi 12:1)<br /> 4 Or vi sono diversità di doni, ma non vi è che un medesimo Spirito.a un altro fede, dal medesimo Spirito a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di<br /> compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti;28 E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti,<br /> in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione, i doni di assistenza e di governo e la diversità di lingue.<br /> Questi sono i doni dello Spirito,doni di Dio per la sua Chiesa,non tutti saranno pastori e non tutti profeti,quindi e' chiaro che mentre tutti possono avere il segno delle lingue,non tutti possono<br /> avere il dono delle lingue.Infatti l'apostolo dice.30 Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti?<br /> No,non tutti hanno i doni e sono pastori e profeti e hanno il dono delle lingue,perche' Dio ne ha costituiti alcuni.<br /> Ma i credenti avranno come segno le lingue(Marco 16:17)che sono uguali in essenza con il dono delle lingue,ma diversi come uso e proposito.<br /> Uso delle lingue<br /> Cosa accadeva nella Chiesa dei Corinzi.<br /> E' quello che accade ancora oggi nella maggior parte delle Chiese,i credenti parlano  in lingue a voce alta.<br /> L'apostolo spiego' ai corinzi il giusto comportamento da tenersi nelle riunioni.<br /> Spiego'di usare il linguaggi per uso personale,quando non c'e' nessuno che interpreta.<br /> (1Corinzi14:2) perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo comprende, ma egli in spirito proferisce misteri.<br /> Se dunque, quando tutta la chiesa è riunita insieme, tutti parlano in lingue ed entrano dei profani o dei non credenti, non diranno che voi siete fuori di senno?(1Cor23)<br /> 13 Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare,<br /> 24 Ma se tutti profetizzano ed entra un non credente, egli è convinto da tutti, è giudicato da tutti. 25 In questo modo i segreti del suo cuore vengono palesati e così, gettandosi con la faccia a<br /> terra, adorerà Dio, dichiarando che Dio è veramente fra voi.<br /> Conclude dicendo di non vietare a nessuno di parlare in lingue,ma di fare ogni cosa con ordine.<br /> <br /> <br />
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